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Alan Gelati. My Lights & Shadows

La nuova mostra al Gallery Hotel Art

A cura di Valentina Ciarallo Coordinamento mostra Manrica Rotili In collaborazione con WIB Milano di Mario Rescio, che rappresenta Alan Gelati

In mostra dal 13 aprile 2022 al Gallery Hotel Art

Fashion, beauty & celebrities: Nicole Kidman, Sean Penn, Francis Ford Coppola, Eva Herzigova, Janet Jackson, Yasmin and Amber Le Bon, Anya Taylor Joy, sono solo alcuni dei personaggi dello star system, che l’artista Alan Gelati ha immortalato durante la sua intensa carriera artistica. Il fotografo regala uno sguardo autentico ma ricco di fascino, pervaso da un’intensa allure glamour. Ogni suo scatto è frutto di un’empatia che viene a crearsi tra lui e il soggetto che si pone di fronte all’obiettivo. Ritratti sofisticati, elegantemente attraenti ma colmi di sincerità, grazie al suo dono di cogliere la bellezza assoluta in ogni sguardo, che si tratti di un’espressione, un sorriso o di un gesto ironico. La mostra My Lights & Shadows è una selezione di scatti in bianco e nero, presentati per la prima volta in Italia e già diventati emblematici.

 “La mia fotografia, il mio passaggio su questo pianeta è un frammento di infinito

A. Gelati

Alan Gelati

Classe 1972, Alan Gelati nasce a Milano dove studia fotografia, ma è negli anni ‘90 che arriva la svolta, quando precisamente si trasferisce a Londra, nella “Cool Britannia” - come veniva chiamata in quel periodo - dove la scena creativa e musicale era in pieno fermento, vivendo un vero e proprio rinascimento culturale. Erano gli anni delle discoteche e dell’esplosione della musica pop e rock: London Swings! Again!, come recitava una cover di Patsy Kensit. È la stagione in cui si affermano iconici designer di moda come Alexander McQueen e nella scena dell’arte irrompe il fenomeno degli “Young British Artist”, un gruppo di artisti tra cui Damien Hirst e Tracey Emin che, con le loro opere provocatorie, determinano un cambiamento radicale nell’arte contemporanea dando vita a un nuovo corso.
Alan Gelati respira e assorbe a pieno l’atmosfera di rinnovamento in cui vive. A Londra lavora senza sosta affinando la propria tecnica, fotografando dipinti, sculture classiche e oggetti di antiquariato, ed è proprio in questo contesto culturale che matura la scelta di puntare l’obiettivo sui volti, decisione che si rivela vincente. Gioca sui close-up: ogni scatto è frutto di un’empatia che viene a crearsi tra lui e il soggetto che si pone di fronte all’obiettivo. Ritratti sofisticati, elegantemente attraenti ma colmi di sincerità. Sa cogliere la bellezza assoluta in ogni sguardo sia che si tratti di un’espressione, un sorriso o di un gesto ironico.
La mostra My Lights & Shadows è una selezione di scatti in bianco e nero, presentati per la prima volta in Italia e già diventati emblematici. Come “Plastic”, dal nome dello storico locale notturno milanese, un preludio dell’identità mutevole, avanguardia creativa in un presente aperto ai cambiamenti e alla fluidità di genere. I suoi nudi sono incastri e sovrapposizioni di luci e ombre dove il profilo del corpo sembra disegnare paesaggi bidimensionali immaginari come in “Ray of light plate”. “Body” è una figura in tensione, scultorea, candida e che riporta alla statuaria classica greco-romana senza veli. E poi le mani, potentemente comunicative e simbolo di legami forti, sia che siano ritratte in primo piano o in un abbraccio complice.
Pausa

L'intervista della curatrice Valentina Ciarallo

My Lights and Shadows
Quando e come hai iniziato a fotografare? È stato un processo graduale, come quello che si costruisce e si acquisisce col passare degli anni nel corso della vita. Non c’è una data precisa. Tutto è iniziato in una fase molta avanzata, se non di età, certamente di maturità e dopo varie esperienze lavorative. Da lì ho capito prima di tutto come non avrei accettato vivere il resto della mia esistenza. Il tuo primo servizio fotografico e l’ultimo ? Il primo è stato su alcuni test fotografici per un'agenzia di moda. L'ultimo un servizio di copertina ad un calciatore. Chi sono stati i tuoi maestri o le tue fonti di ispirazione? I maestri nella vita sono sempre molteplici,  non necessariamente attinenti all'ambito fotografico. Nella mia formazione professionale si sono rivelate fondamentali diverse esperienze di vita maturate in ambiti lavorativi differenti e in apparenza lontane dal mio mondo. Alla fine la fotografia è uno sguardo su ciò che ci circonda e di cui cogliere tutte le sue sfumature. La conoscenza ed intelligenza non si limita  mai ad un unico “colore” e non scaturire da una singola esperienza. Un ricordo della tua infanzia? Quando giocavo con mia sorella sulla neve. Una bella fotografia. Ti dividi tra Milano, Parigi, Los Angeles. A quale città sei più legato? Ognuna di queste città, ma anche molte altre, mi fa vivere forti emozioni e mi dà la possibilità di incontrare tipologie diverse di persone. Dovunque trovo spunti e stimoli estetici completamente differenti ma fondamentali nella ricerca del mio equilibrio esistenziale e professionale. Il tuo soggetto preferito? Il corpo e il volto. Sempre stato cosi anche agli esordi, quando non era ancora delineato il mio percorso professionale e l'idea di vivere con la fotografia era forse solo un bel sogno utile ad anestetizzare una quotidianità lavorativa che non mi faceva stare bene. Ricordo che, una volta, un agente di fotografia alla consegna di un free test fotografico che fu rigettato mi disse: "Tu non andrai mai da nessuna parte come fotografo, fotografi troppo e solo le facce delle modelle". Al momento rimasi molto ferito, in seguito analizzando le parole e ripulendole dalla tracotanza con la quale mi vennero dette, capii che tutto sommato aveva ragione . Già da allora era forte la mia propensione verso il ritratto. Fortunatamente per me quelle “facce" hanno aperto tante strade nella mia carriera artistica. Bianco e nero o colore? Piccoli o grandi formati? Non è importante la tecnica utilizzata ma l'immagine che viene a crearsi. Si può essere grandi fotografi usando anche solo uno smartphone. Il contenuto e la forma si plasmano nell'essenza dell’immagine fotografica. Il volto noto più difficile da gestire? Nessuno in particolare. Basta fotografare liberandosi dai canoni estetici imposti e intravedere la bellezza in ogni forma che si presenta davanti ai nostri occhi. La moda è arte o l’arte è moda? Discorso troppo complesso ed articolato per non cadere nel banale.  Quello che nel tempo si considerava "lavoro commerciale" o di moda si è riscoperto in seguito come arte. Andy Warhol e Toulouse-Lautrec lo hanno insegnato. È cambiato qualcosa dopo il 2020 nel modo di fotografare e come vedi il futuro della fotografia? Dipende da cosa si fotografa, per chi e per quali finalità. La fotografia come interpretazione del mondo da parte dell'artista non cambia. Ciò che cambia è solo il mezzo e l'utilizzo finale. Il futuro per me corrisponde unicamente al concretizzarsi di eventi pianificati. È un percorso che si intraprende senza sapere cosa ci attende, una prospettiva a tratti spaventosa per me prima di aver dato avvio alla mia carriera di fotografo. Ora cerco lo stimolo per scoprire e ricercare l'imprevedibilità della vita stessa.  

Una mostra Lungarno Collection in collaborazione con: Gallery Hotel Art & WIB Milano di Mario Rescio

WIB Milano di Mario Rescio è un’agenzia internazionale che rappresenta artisti e lavora a produzioni creative promuovendo worldwide figure di fama mondiale nel campo della fotografia, moda, direzione creativa, stylist, still life, beauty ed eventi. Oltre a rappresentare alcuni dei nomi più influenti dell’industria della moda come: Hans Feurer, Eric Maillet, Alan Gelati, Olaf Wipperfurth, Hong Jang Hyun, collabora con le testate editoriali più importanti al mondo tra cui Vogue, Vogue Uomo, Vanity Fair, Harper’s Bazaar, Antidote, Amica, Numéro, Marie Claire, Lampoon, L’Officiel, Elle. Tra i prestigiosi clienti dei brand di lusso si annoverano: Armani, Bulgari, Cartier, Ferragamo,Fendi, Christian Dior, Gucci, Versace, Louis Vuitton, Lancome, Pomellato, Tod’s, Van Cleef & Arpels, etc.
Alan Gelati è rappresentato da WIB Milano di Mario Rescio