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DANIELE SIGALOT, Please take this seriously

In mostra dal 10 giugno al Gallery Hotel Art

In mostra dal 10 giugno al Gallery Hotel Art

A cura di Valentina Ciarallo 

Lungarno Collection torna a “parlare” e nutrirsi d’arte con un nuovo progetto che arricchisce la sua rosa di collaborazioni. Sin dal 2000 il Gallery Hotel Art di Vicolo dell’Oro 5 promuove il dialogo creativo tra arte contemporanea, i fiorentini e gli spazi dell’albergo abitati dai suoi ospiti internazionali.  

Please Take This Seriously suona come un’incitazione, ma agisce come un paradosso. È un invito che si incrina nel momento stesso in cui viene accolto. Più si tenta di prenderlo sul serio, più si rivela impraticabile. In questa tensione sottile tra intenzione e fallimento si muove l’intera ricerca di Daniele Sigalot, romano di nascita ma berlinese di adozione. Oggi il suo studio si trova al Gazometro di Roma e si chiama “La Pizzeria”: un luogo di incontro, azione, aperto a manifestazioni creative, da cui nasce anche il noto format “Coppa Pizzeria”, un dissacrante torneo internazionale di calcio e performance, che nel corso degli anni ha saputo costruire un universo visivo capace di destabilizzare ogni certezza, trasformando l’ironia in un affilato strumento critico. 

Nato a Roma nel 1976, Daniele Sigalot è un artista italiano noto per le sue installazioni concettuali, il linguaggio ironico e l’uso di supporti industriali. Il centro della sua ricerca ruota intorno all’ambiguità tra la percezione dei materiali utilizzati e la loro reale natura, facendo del contrasto una chiave di lettura della sua opera. Dopo aver vissuto per anni tra Barcellona, Londra e Berlino, è tornato in Italia spostando il suo studio (ironicamente chiamato La Pizzeria) prima a Napoli e ora a Roma. Ha esposto in importanti istituzioni culturali prestigiose in Italia e all’estero con opere pubbliche in luoghi simbolici. Tra queste: la Galleria Nazionale d'Arte Moderna a Roma, l'Aeroporto Leonardo Da Vinci di Roma e di Milano Malpensa, la Reggia di Caserta, il MOAD di Miami, Palazzo Ducale a Genova, la Triennale di Milano, Palazzo Reale a Napoli e Gallerie degli Uffizi a Firenze.  

La mostra fiorentina presenta una selezione di opere realizzate ad hoc per il Gallery Hotel Art che condensa i tratti distintivi della sua pratica, dai celebri post-it in alluminio laccato all’originale e personalizzato The Ping Pong Paradox, passando per un’installazione rimodulata di aeroplanini in acciaio lucido dalle punte cangianti. Oggetti quotidiani e familiari vengono trasferiti in una dimensione insolita, dove la leggerezza si intreccia con un’acuta riflessione sul sistema dell’arte e sulle dinamiche che lo governano. 

I post-it dai colori accesi vengono presentati in varie dimensioni, maxi e micro, mantenendo la classica forma quadrata, anche la più piccola che rimanda agli originali, normalmente utilizzati per appunti rapidi, promemoria temporanei e pensieri destinati a scomparire nel flusso quotidiano. Sigalot ne sovverte però la natura effimera e attraverso l’utilizzo di una materia fredda e resistente come l’alluminio, gli conferisce un carattere permanente. Quello che nasce come supporto per note personali diventa display per un messaggio condiviso, conservandone l’immediatezza del gesto e la spontaneità del pensiero, ma ribaltandone completamente la funzione. L’intero progetto espositivo si fonda su un gioco di illusioni e slittamenti in cui apparenza e realtà, serietà e spensieratezza, significato e nonsenso convivono senza mai risolversi. Sigalot costruisce un linguaggio fatto di ambiguità e doppi livelli, capace di generare nello spettatore una condizione di straniamento tra il sorriso e la riflessione. In questo equilibrio instabile l’ironia diventa una strategia di sopravvivenza, una forma di resistenza critica nei confronti di una realtà che tende a spettacolarizzare e semplificare ogni cosa, inclusa l’arte. 

Please Take This Seriously va decifrata allora come un inganno consapevole, un titolo che mette alla prova il pubblico, chiedendogli di abitare il paradosso anziché risolverlo.