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The Invented Reality, Daniel González

In mostra da novembre 2025 a maggio 2026, al Gallery Hotel Art

A cura di Valentina Ciarallo

Lungarno Collection torna protagonista dell’arte contemporanea a Firenze con un nuovo progetto firmato dall’artista argentino.

Nato a Buenos Aires nel 1963, Daniel González vive e lavora tra New York e Verona. La sua ricerca ruota attorno al rito della celebrazione, inteso come un fenomeno collettivo capace di sovvertire l’ordine sociale e la razionalità produttiva. Ha partecipato a numerose mostre, biennali e progetti internazionali, nel 2019 rappresenta Haiti alla XXII Triennale di Milano ed è presente in importanti istituzioni artistiche nel mondo. Tra i riconoscimenti più significativi il Pollock-Krasner Foundation Grant (2017). Del 2025 Golden Gate, l’installazione site-specific al Cimitero Monumentale di Bergamo nell’ambito di Contemporary Locus 17 e I Love You, personale al Visionnaire Wunderkammer, Milano. Nel 2018 partecipa a Manifesta 12 a Palermo con Mi Casa Tu Casa. Da anni, l’artista lavora su questa tensione tra effimero e strutturato spingendo la sua ricerca oltre la dimensione bidimensionale, includendo installazioni architettoniche effimere e progetti site-specific.

Un progetto che trasforma lo spazio dell’hotel in un luogo di riflessione e leggerezza. L’inaugurazione, prevista per il 27 novembre 2025, non è casuale: coincide infatti con il giorno del Thanksgiving, scelta che vuole essere un invito a fermarsi insieme e celebrare la gratitudine. In questa occasione, l’arte diventa mezzo per condividere gioia, riconoscenza e bellezza, trasformando la mostra in un piccolo rito collettivo di festeggiamento e meraviglia.
Al centro del progetto una serie di opere inedite realizzate in mylar, materiale riflettente e cangiante che rimanda all’immaginario della festa, inteso come momento di gioia e felicità.
Sulle superfici vibranti dei quadri appaiono parole e frasi come “I Love You”, “Thank You”, “It’s Ok”, “Open Mind”, “Hot Stuff”, “Nice”: messaggi semplici e universali che diventano veri e propri graffiti del quotidiano. Attraverso queste parole González trasforma l’emozione in gesto visivo, restituendo alla parola il suo potere originario di condivisione e di contatto. Ogni scritta è una dichiarazione affettiva, un pensiero fugace che si riflette e si moltiplica, invitando chi guarda a riconoscersi in un linguaggio comune che contiene un valore da preservare. Nel luccichio del mylar si specchiano i nostri stati d’animo, la nostra necessità di comunicare, di ringraziare, di rassicurare, di amare: una celebrazione della parola stessa.

“Il mio lavoro s’incentra nel rito della celebrazione”, spiega l’artista, “intesa come pratica collettiva, come dimensione in cui la vita quotidiana si sospende per dare spazio all’incontro, alla leggerezza, alla festa”.

Questa idea di festa, intesa nel senso antropologico e filosofico, diventa per González un lessico universale che unisce le persone oltre i ruoli e le differenze. Nella vivacità del materiale utilizzato si manifesta la possibilità di una comunicazione diretta e positiva come luogo simbolico dove il pubblico è invitato a rivedere i propri codici di comportamento e a lasciarsi attraversare da un sentimento di apertura e felicità. Come scriveva Hans-Georg Gadamer (1900-2002) filosofo tedesco, “la festa è la presentazione della comunità stessa nella sua forma più compiuta”. In questa dimensione, i “text paintings” di Daniel González agiscono come catalizzatori di energia collettiva: parole che vibrano, riflettono la luce e l’ambiente, si muovono e si ricompongono al passaggio dell’aria restituendo allo spettatore la sensazione di appartenere a un tempo sospeso, in cui anche il più piccolo gesto può diventare celebrazione. Le opere di González incarnano l’idea di arte relazionale, non si limitano a essere pure forme da contemplare, ma spazi condivisi di esperienza, dispositivi capaci di generare legami tra le persone che diventano parte attiva del lavoro.
In mostra figurano anche una serie di monocromi scintillanti, dei piccoli arazzi ricamati e una selezione di contenitori – vasi per fiori – realizzati con un’originale tecnica artigianale di ricamo a paillettes. I Flower Pots nascono come omaggio alle radici toscane della famiglia di González dove da bambino l’artista osservava con meraviglia i barattoli di latta per alimenti, i packaging commerciali e le scatole dei detersivi che la nonna riutilizzava come porta piante.
Le immagini iconiche stampate su quei contenitori, dalla donna che offre pomodori colti al sole a personaggi pop come il celebre “Mastro Lindo”, hanno assunto per lui un’aura quasi mitica, trasformandosi in “immagini super-potenti” da reinterpretare attraverso il suo sguardo.
Attraverso il minuzioso lavoro manuale, l’artista ricodifica l’immaginario popolare con ricami di perline e paillettes, accompagnandoli con frasi provenienti dal suo bagaglio culturale, trasformate in veri e propri slogan poetici e ironici. Metafore di esperienze vissute dove ogni frase diventa un frammento autobiografico.

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